Incontro con l'ADO: parliamo di trapianto


Giovedì 21 novembre 2019 abbiamo partecipato a un incontro d’informazione con l’ADO (Associazione Donatori di Organi) per la diffusione del concetto di prevenzione delle malattie e stili di vita sani, che promuove il rafforzamento della solidarietà umana, sensibilizzando le giovani generazioni sull’importanza della donazione degli organi, dei tessuti e delle cellule.

All’inizio un’anestesista ci ha dato molte informazioni utili sulla donazione degli organi. Ci ha raccontato che il primo trapianto di rene è stato eseguito nel 1954 e il primo trapianto in Italia è avvenuto nel 1985. Nel 1967 sono stati fatti il primo trapianto di cuore e quello di fegato. In Italia il secondo trapianto è stato effettuato proprio a Udine.

Ci è stata spiegata l’importante differenza tra il coma e la morte cerebrale che alcuni possono confondere: nel coma il paziente è vivo, ma la coscienza è assente, invece nella morte cerebrale tutte le cellule cerebrali sono morte. Grazie a strumenti e procedure diagnostiche, è impossibile confondere in un uomo queste due condizioni. In più anche tre medici (medico legale, rianimatore, neurologo) devono verificare la morte della persona.

Dopo tutti questi accertamenti e l’autorizzazione alla donazione degli organi da parte dei familiari o del paziente quando era vivo, si procede con l’espianto. Questa fase viene effettuata subito perché un organo può rimanere funzionante solo per alcune ore.

Intanto, una persona che necessita di un trapianto e che è compatibile con il donatore viene chiamata in ospedale per sottoporsi all’operazione. Abbiamo scoperto che per rendere possibile un trapianto collaborano insieme 150 persone e, tra il ricevente e il donatore, c’è l’anonimato per impedire il commercio illegale degli organi e assicurare che la donazione sia gratuita. La percentuale di sopravvivenza dopo questo tipo di operazione chirurgica è molto alta e la maggior parte dei pazienti trapiantati ritorna a vivere normalmente.

Luigi, un trapiantato di rene, ci ha raccontato la sua esperienza. Ci ha detto che nel 1990 ha scoperto di soffrire di insufficienza renale. Da quel momento ha dovuto condurre uno stile di vita sano per rallentare la necessità di essere sottoposto a dialisi. Grazie al suo impegno è riuscito a ritardarla per 16 anni, fino all’aprile del 2006! Per entrare nella lista trapianti ha dovuto aspettare ancora un anno, fino al maggio del 2007, perché doveva essere in condizioni totalmente sane. Il 13 luglio 2008, 13 mesi dopo, Luigi è stato chiamato per il trapianto. Ci ha raccontato che lui è stato molto fortunato perché il rene doveva andare a un’altra donna, che però quel giorno aveva la febbre. Dopo il trapianto è stato 14 giorni in ospedale, di cui 10 in isolamento. Nel 2012 è andato a fare il cammino di Santiago percorrendo 470 km a piedi.

Sempre per raccontarci la sua storia, è venuta Maria che, al contrario di Luigi, non aveva bisogno di una donazione. Suo marito Pietro, malato ai reni, aveva bisogno di un trapianto e così lei ha deciso di donargli uno dei suoi. Per poter rendere possibile la donazione, si è sottoposta a molti test per la compatibilità e ha dovuto condurre uno stile di vita sano. Abbiamo scoperto dalla sua testimonianza che, in questo tipo di intervento, il rene trapiantato viene aggiunto agli altri due e posto nella fossa iliaca destra: il paziente quindi ha nel corpo tre reni.

Purtroppo ci sono tanti riceventi, ma pochi donatori, anche se il Friuli Venezia Giulia è una regione con molti donatori. Una curiosità molto interessante che ci hanno riferito è che la probabilità di avere bisogno di un trapianto è circa quattro volte maggiore di quella di diventare donatore.

Alla fine di questo incontro, ci hanno consegnato un attestato di partecipazione e una penna dell’associazione. In più ci hanno regalato dei libretti da portare a casa e da leggere con le informazioni più importanti sui trapianti.

Grazie all’ADO abbiamo capito che se una persona decide di donare i propri organi, salverà molte vite che forse senza di lui non avrebbero avuto alcuna speranza.